Arte di vivere e arte di morire (gruppo Sora Morte)

©Caroline Singeisen, 2015

© Caroline Singeisen, 2015

 

La morte ci attende e ci sollecita a interrogarci di tanto in tanto sugli ultimi anni della nostra vita, sul loro senso, sulla possibilità che abbiamo di imparare ancora qualcosa, di realizzare un progetto grande o piccolo che sia senza rimandarlo, di compiere volutamente delle scelte, di riuscire a terminare ciò che reputiamo in sospeso per accomiatarci dal nostro ambiente con serenità.

Questa prospettiva ci sollecita anche a pensare ai nostri ultimi desideri e a fissare le nostre ultime disposizioni. Inoltre, la consapevolezza della morte e del tempo che diventa di giorno in giorno più prezioso ci incita a godere di ciò che ci si presenta ogniqualvolta ne abbiamo l’opportunità.

Il gruppo Sora Morte di AvaEva invita dunque le donne della generazione delle nonne a scambiarsi su questi e altri temi affini che verranno stabiliti man mano di comune accordo nell’ambito degli incontri mensili.

Informazioni

  • Romana Camani-Pedrina, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. 091 825 77 82


Prossimi incontri

 Lunedì 8.10.2018 – Io e il corpo morente

Prendendo lo spunto da alcune fotografie rifletteremo sul nostro atteggiamento di fronte a chi si avvicina alla morte, e anche al nostro atteggiamento di fronte al corpo ormai esanime.

Una partecipante ci offrirà poi la sua testimonianza riguardo a una cerimonia funebre alternativa.

Incontri precedenti

1-2.06.2018 – I lutti della vita, seminario con la psicoterapeuta dr. Caterina Wolf

Come affrontare le perdite e aprirsi creativamente al cambiamento. In questi incontri parleremo del tema della separazione e della perdita, un tema con cui tutti ci dobbiamo confrontare nel corso della nostra esistenza, e che fa parte della nostra realtà umana. E rifletteremo sui modi in cui questa realtà può essere affrontata.

Il lutto è un aspetto essenziale, e non patologico, dell'esistenza. Ma è anche una realtà che ci costringe a prender atto della nostra grande fragilità, che ci rende coscienti del fatto che il nostro benessere dipende da tantissimi eventi sui quali non abbiamo nessun controllo, ma anche del fatto che abbiamo la capacità di sopportare e superare il dolore e di uscirne rafforzati.

Noi tutti affrontiamo questi eventi secondo modalità che ci sono proprie, ma oltre le nostre reazioni individuali riconosciamo nel lutto fasi tipiche, accompagnate da emozioni, sentimenti e comportamenti comuni a tutti. E questo ci insegna che il lutto non è un evento che viviamo passivamente, ma è un processo creativo che coinvolge tutta la nostra persona e la nostra identità. Coinvolge anche coloro che ci sono vicini, le nostre relazioni, l'ambiente sociale, il sostegno del prossimo. Ma esige da noi la capacità di sopportare il cambiamento e accettare la trasformazione. Ed è proprio ciò che accade ogni volta che attraversiamo il lutto per una perdita importante: dopo non siamo più gli stessi, dopo siamo cambiati.

Per introdurre la discussione vedremo insieme un film di parecchi anni fa, che molte di voi conoscerete già. Si tratta di  "Viaggio in Inghilterra" di R. Attenborough. Gli attori, straordinari, sono Anthony Hopkins e Debra Winger. La vicenda riguarda persone realmente esistite: lui, C.S. Lewis, saggista e romanziere, fu per lunghi anni professore di medievalistica all'università di Cambridge. (È anche l'autore della saga di Narnia!) Lewis incontrò e poi sposò, in età già matura, una nota poetessa americana – in viaggio appunto in Inghilterra – Joy Gresham, madre di un ragazzino di 9 anni e donna di grande originalità e indipendenza. Il film ci racconta la storia del loro incontro, gli sviluppi della loro relazione, e infine la malattia e la morte di lei. E insieme il lutto doloroso e creativo  di entrambi, e del bambino. Si tratta di un film fittissimo di spunti per la nostra riflessione, e mi auguro che possa tutte arricchirci.

14.05.2018 – Rimpianti

Prendiamo lo spunto da una citazione: “È meglio avere rimorsi che rimpianti”. Parliamo delle differenze fra i due concetti (rimorsi > mordere > contiene una componente di aggressività intesa in modo sia positivo sia negativo; rimpianti > piangere > può sconfinare nella depressione). C’è chi vede nei rimpianti la consapevolezza di una vita non vissuta, mentre spera che i rimorsi non siano troppo forti, non suscitino troppa vergogna.
Tornando ai rimpianti, ne elenchiamo alcuni che le partecipanti provano. Ma ci rendiamo anche conto che taluni erano più forti in passato che non oggi, altri forse no. Vi è chi ricorda che non possiamo giudicare ciò che abbiamo sbagliato o omesso in passato con il metro di oggi, le conoscenze e il bagaglio di esperienze attuali; allora avevamo comunque fatto appello a tutte le risorse di cui disponevamo in quel momento. Qualcuna osserva che certi rimpianti si ripresentano in determinati frangenti. E qualcun’altra ci ricorda che spesso progrediamo in modo circolare, a spirale: quando, dopo qualche tempo, questi rimpianti ritornano alla mente noi siamo comunque avanzate e li vediamo con altri occhi, ricche di altre esperienze, perciò tendono a farci meno male. Inoltre parliamo anche dei rimpianti legati al fatto che altri hanno commesso qualcosa di grave che si ripercuote su di noi, del caos e della disperazione del momento, degli interrogativi che rimangono nel tempo.
E non si può certi parlare di rimpianti senza rievocare anche l'indimenticabile Edith Piaf con la sua canzone Non, je ne regrette rien.
A un certo punto è comunque bene accogliere ciò che fu nel nostro bagaglio di ricchezze personali: le esperienze, che siano state sia positive sia negative, hanno fatto di noi ciò che siamo e continuiamo a diventare.
Concludiamo interrogandoci su che cosa possiamo fare d'ora in poi per evitare di provare un domani grandi rimpianti? A ognuna di trovar la sua risposta. Fra noi c’è chi pensa a vivere nel presente, chi a curare maggiormente le relazioni, chi a realizzare un desiderio o piccolo progetto, chi a condividere con altri competenze esperienze o disponibilità di tempo, chi a…, insomma cose che ci nutrono, ci fanno sentire vive, ci fanno provare la gioia di essere in una rete con le persone e l’ambiente.

12.03.18 – Accompagnare qualcuno nel lutto

Dopo una lunga pausa iniziamo ripercorrendo i temi trattati dall’inizio dei nostri incontri e tracciamo un bilancio dell’attività svolta. Essa ci ha portate metaforicamente a circumnavigare l’Isola della Morte, permettendoci di considerarla sotto vari aspetti, informarci meglio su temi specifici, esprimere pensieri e preoccupazioni nonché condividere esperienze in un clima di accoglienza. Il gruppo esprime il desiderio continuare con questa esperienza positiva.

La seconda parte dell’incontro ci porta a uno scambio su modalità ed esperienze dell’accompagnamento durante il lutto. Iniziamo con il lutto conseguente alla rottura di una relazione di coppia: un fatto che si verifica con una certa frequenza anche fra persone in età. Ci chiniamo dunque sulla situazione della donna implicata, ma anche delle persone della sua cerchia di riferimento, siano esse adulti o ragazzi. Il tema dell’accompagnamento è dunque solo abbozzato e lo riprenderemo presto.

 

2017

04.12.2017 – Caffè di Sora Morte: incontro con la fotografa Sabine Cattaneo

La giovane fotografa luganese ci presenta la sua tesi di master Diritto alla morte, una scelta di vita: rappresentazione della fine della vita in seno alle associazioni per il diritto di morire nella dignità attive in Svizzera, un lavoro per il quale è stata insignita del prestigioso primo premio del Sony World Photography Award 2017, nella categoria Professionisti/Concettuale. La fotografa traccia una breve storia della raffigurazione della morte e del grande cambiamento indotto dall'avvento della fotografia. Parla poi dell'impossibilità di raffigurare l'attimo della morte e delle possibilità di ritrarre il prima e il dopo mostrandoci degli esempi. I suoi scatti raffigurano invece con sensibilità ambienti vuoti, luoghi legati al suicidio assistito, i quali suggeriscono ciò che è accaduto, invitandoci a riflettere. Un tempo la morte era un fatto sociale, vi partecipavano famiglia e comunità; oggi è piuttosto un fatto individuale, che avviene nella solitudine. Le fotografie ci parlano anche di questo.

02.11.2017 – Lumini-ricordo sul fiume nel giorno dei Morti

È già buio. Ci mettiamo in cammino. Il gorgoglio della Verzasca ci accompagna. Una scaletta contorta ci aiuta a scendere fino a un gomito del fiume dove l’acqua scorre lentamente. Pendiamo i nostri gusci di noce di cocco, fissiamo le candeline in cera d’ape, accendiamo i nostri lumini e li mettiamo a galleggiare dolcemente. Ci concediamo un momento di raccoglimento nel silenzio della notte e lasciamo correre i pensieri a chi non è più tra noi ma ci ha lasciato tanto. Alcune intonano un canto. Ascoltiamo un po' di musica. Leggiamo una poesia. Pian pianino le piccole luci scompaiono.

18.9.2017 Caffè di Sora Morte: la morte scelta e riti di commiato personalizzati

La psicologa Erika Goergen ci parla della sua lunga esperienza nell’accompagnare persone che hanno scelto il suicidio assistito. Sono sempre persone che hanno raggiunto uno stadio gravissimo della malattia, hanno sperimentato ogni possibile trattamento, hanno spesso conosciuto anche i pregi e i limiti delle cure palliative. A fronte di una situazione senza scampo vogliono uscire dalla vita con dignità. Erika Goergen ci fa notare più volte quanto siamo fortunate in Svizzera dove il suicidio assistito è consentito dalla legge: per noi è un’opzione in più – che possiamo o no considerare – e possiamo scegliere. La decisione in merito è ovviamente personalissima e, di regola, è presa solo in seguito a lunghi ripensamenti. È una decisione per la quale è inoltre preferibile avere l’assenso dei parenti più stretti perché rappresenta un peso notevole anche per loro.
Quanto al secondo tema, Erika Goergen ci dice che un commiato laico, che riunisca per un momento parenti e amici e che rispetti i desideri del defunto, è oggi un’esigenza sempre più sentita. Ognuno è chiamato a trovare la modalità più appropriata: un momento meditativo, un incontro, la rievocazione della biografia, uno scambio di ricordi e fotografie, una vera e propria festa.

24.4.2017 – Caffè di Sora Morte: primo incontro pubblico

L’idea di realizzare questo evento pubblico la dobbiamo al sociologo romando Bernard Crettaz e al suo libro Cafés mortels (v. sotto). Il nostro Caffè di Sora Morte si tiene in un bar nel centro storico di Bellinzona. Le persone nuove che si aggregano per riflettere e discutere sono quattro. Questo ci mostra quanta reticenza circonda ancora il tema della morte nella nostra società. Ciononostante entriamo subito nel vivo e affrontiamo diversi temi. Ripercorriamo così alcune problematiche sollevate nei precedenti incontri del gruppo Sora Morte, aggiungendovi nuovi punti di vista, nuove esperienze. Abbiamo modo di parlare della difficoltà di "parlar di morte" con altri; delle scelte possibili in caso di una diagnosi senza scampo, quali le cure palliative e il suicidio assistito; della necessità di pensare alle ultime disposizioni; di esperienze fatte o di desideri riguardo al funerale, e altro ancora.
Le partecipanti si dicono contente dell'esperienza di questo incontro pubblico e vedono di buon occhio la possibilità di un nuovo Caffè di Sora Morte, magari in un'altra località, proprio per rompere quel silenzio che circonda solitamente l'argomento.

20.3.2017 – Fino all’ultimo respiro, una lettura

Leggiamo l’ultimo capitolo del libro L’uscita di Ruth Schäubli-Meyer. L’autrice racconta, in forma romanzata, il periodo conclusivo dell’accompagnamento al suicidio assistito del marito affetto da demenza. Scopriamo così momenti di gioia per la bellezza dell’universo, le amicizie, gli affetti, intercalati da altri di abbandono e sconforto per la consapevolezza della situazione in cui ci si trova e la drammaticità e definitività della scelta che ci si appresta a compiere. E’ anche il momento di un bilancio esistenziale che, per la coppia, culminerà nella constatazione: "l’amore può tutto".
La nostra discussione ruota poi attorno al fatto che – anche quando le decisioni di principio riguardo alla morte accompagnata fossero prese con decenni di anticipo, come in questo caso – la decisione in merito al "momento giusto" è sempre difficilissima da prendere. E i tentennamenti ("solo ancora un giorno") sono perennemente in agguato. La vita in noi, per fragile che sia, si ribella con forza. Non lasciarsi sfuggire il momento giusto prima di non essere più in grado di intendere e volere diventa un atto di coraggio, come conferma alla vedova un amico di famiglia.

20.2.2017 – Un rito funebre alternativo

Una partecipante ci racconta di una vera e propria festa commemorativa cui ha assistito nella Svizzera nordoccidentale e che le ha lasciato un gran bel ricordo. Qualche settimana dopo la cremazione, la famiglia aveva organizzato con calma il ritrovo di parenti e amici nell’ambito di un pranzo funebre come si usa oltre Gottardo. E’ stata l’occasione per rievocare il defunto con l’abituale breve biografia; ma poi ogni partecipante che lo desiderasse ha potuto ripercorrere un momento di vita o di lavoro condiviso, un’abitudine, un gesto particolare legato ai comuni ricordi. Il tutto intercalato dalle musiche preferite e da belle fotografie scattate dal defunto, un appassionato fotoamatore. Questa condivisione ha consentito a tutti di avvicinarsi ancor più a questa persona e di apprezzarla anche per degli aspetti che non sempre si conoscevano.
Quanto a altre forme di ricordo abbiamo sentito di un’amica perfettamente serena di fronte alla morte imminente proprio per aver pensato a tutto, persino a scrivere un pensiero a ogni persona cara mediante lettere di tre tipi: per i famigliari, gli amici, i conoscenti. Saranno spedite dalla figlia.
Un’altra donna ha invece preparato un ciottolo-ricordo per ognuno dei suoi cari: vivacemente colorato sopra, recante una frase o motto individuale sotto.
Durante il nostro incontro abbiamo però anche rievocato i funerali di un tempo: feretro trainato dai cavalli, corteo di persone silenziose in nero, uomini e donne separati, quest’ultime che pregano senza posa, nonché i riti in cimitero e le usanze dopo la morte. Il tutto corredato da una interessante presentazione fotografica.

23.1.2017 – Il cimitero allegro

Una partecipante ha scoperto durante un viaggio in Romania il cimitero allegro di Sapanta. Il suo resoconto e le fotografie ci permettono di conoscere i riti funebri di un altro paese e una moltitudine di coloratissime lapidi sovrastate da croci col loro tettuccio protettivo. Sono intarsiate nella quercia, hanno uno sfondo blu intenso in varie gradazioni, sono decorate con scene della vita del defunto e recano iscrizioni, talvolta ingenue, poetiche o satiriche, che lo descrivono nel bene e nel male.
Ci colpisce in particolare quella di un beone morto in un incidente stradale, con tanto di considerazioni non proprio elogiative dei suoi compaesani; o quella della prostituta che su un lato della lapide è raffigurata in tenuta di lavoro ma munita di ali, e dall’altra come persona stimata da molti per le sue doti umane. Ci colpisce pure la libertà di quella comunità di ricordare la persona defunta in tutte le sue umane sfaccettature e non solo per i suoi aspetti più meritevoli, talvolta corretti di proposito in quel senso, come si usava e ancora si usa spesso qui da noi.

 

2016

02.12.2016 – Il "Caffè di Sora Morte" e altro

Caffè di Sora Morte, ecco il nome del café mortel sperimentale (v. sotto) col quale vorremmo offrire anche ad altre donne la possibilità di avvicinarsi al tema della morte. Ne discutiamo dunque alcuni aspetti della realizzazione pratica.
E discutiamo pure a ruota libera alcuni temi che stanno a cuore all’una o all’altra di noi. In particolare il desiderio di affrontare l’arte di vivere e l’arte di morire nell’ambito di una riflessione (auto-)biografica, oppure il desiderio di disporre di un cimitero nel bosco e della possibilità che si realizzi in Ticino, magari sul modello svizzerotedesco del Friedwald.

21.11.2016 – I cafés mortels di Bernard Créttaz

All’indomani della trasmissione Storie della RSI con il filmato “Quello che resta” e l’intervista al sociologo romando Bernard Crettaz, abbiamo letto il suo libro Cafés mortels – Sortir la mort du silence.
Perciò ora discutiamo l’idea di realizzare qui da noi un progetto simile. Un caffè mortale è un incontro pubblico che si tiene in un bar o ristorante, durante il quale le persone convenute discutono liberamente di morte. Crettaz ha scelto il ritrovo pubblico reputando che in un clima di amicizia, e con il bicchiere in mano, risulti spesso facile sollevare anche temi scabrosi. Il nostro gruppo è favorevole all’idea di realizzarne uno.

2.10.2016 – Filmato A short stay in Switzerland

Nel web scoviamo questo filmato. Racconta la vicenda una medica inglese che, colpita da una malattia cerebrale debilitante, decide di ricorrere al suicidio assistito. Ciò la porterà in Svizzera.
Il film tratta il tema con estrema delicatezza. Colpisce noi tutte per i vari dilemmi in cui vengono a trovarsi le persone facenti parte della vasta rete sociale della dottoressa. Ci colpisce anche per la lacerazione interiore che i figli devono superare prima di riuscire ad accompagnare la madre durante il suo viaggio e al momento del suo passo estremo.

10.6.2016 – Collage

Questa volta riflettiamo sulla morte ritagliando immagini da cartoline e riviste. Lo scopo è di comporre un collage che rifletta il nostro pensiero, le nostre emozioni o anche le nostre paure. La condivisione delle riflessioni che segue ci mostra quanti possano essere gli approcci e i punti di vista su questo tema.

18.3 e 13.5.2016 – Pensare la fine e vivere fino all’ultimo

A mo’ d’introduzione ci interroghiamo a vicenda su alcuni punti legati a queste tematiche. E poiché alcune di noi hanno visto il film Zu Ende leben lo sintetizzano. Esso narra l’esperienza di un uomo di mezza età – sportivo, intraprendente e dallo spirito solare – confrontato a sorpresa con una diagnosi terminale. Decide dunque di vivere bene il periodo che gli rimane malgrado gli inevitabili alti e bassi. La sua vicenda fa da sfondo a interviste con personalità svizzerotedesche sul tema della fine della vita.
Discutiamo su alcuni dei temi inerenti alla fine e riflettiamo sull’importanza che ha la mortalità nel rendere la vita un dono prezioso, da non sprecare.

19.02.2016 – Comunicazione II

Ripresa e approfondimento del tema della comunicazione (v. sotto). Un tema ostico dal quale rifuggiamo perché ci impone di pensare come possibilità concreta l’impensabile. Così ricorriamo al fotolinguaggio per superare lo scoglio. Le fotografie scelte nel mazzo ci permettono di interrogarci su come parlare della morte con i famigliari o altre persone di riferimento, per esempio in vista della stesura del testamento o di altre disposizioni. Ma anche su come parlare della morte in presenza di una malattia terminale. O parlare della morte con parenti e amici, coinvolgendoli magari nei preparativi del commiato.

15.01.2016 – Elogio funebre per noi stesse

Accogliendo il suggerimento di una partecipante, dedichiamo l’incontro all’elogio funebre preparato da ognuna per sé stessa. Le forme scelte sono diverse: un testo scritto da noi su di noi, una canzone che ci ha accompagnato nella vita, una poesia che ci ha toccate particolarmente, un epitaffio che riassume la nostra vita in poche parole significative.
Segue poi uno scambio vivace e animato su come vorremmo essere ricordate. E sul fatto che i nostri desideri in tal senso implichino un impegno da parte nostra per essere ricordate come ci piacerebbe che lo fossimo.

 

2015

04.12.2015 – Comunicazione I

Scambio sulle nostre esperienze in merito alla comunicazione riguardante la morte. Ci soffermiamo in particolare sulle esperienze avute da bambine, nonché sulle relazioni fra adulti e bambini in caso di morte in famiglia o nella cerchia più vasta di amici (anche compagni di scuola) e conoscenti: eventi che nel bambino suscitano comunque innumerevoli domande.
Visioniamo in seguito una serie di albi illustrati. Essi presentano con un soffio di poesia l’ineluttabile come un fatto legato al normale corso della vita e permettono di trovare le parole adatte per parlare con i bambini. Un libro diverso è invece quello indirizzato agli adulti, che tratta il tema della comunicazione con bambini e adolescenti.

02.11.2015 – Una mostra

Per i Morti, visitiamo la mostra Lebenskunst und Totentanz  (L’arte di vivere e la danza macabra) nella suggestiva cornice della chiesa conventuale di Kappel am Albis/ZH: chiesa e spazi conventuali che abbiamo poi la fortuna di scoprire meglio grazie ai contatti di un’avaeva che vi aveva lavorato tempo addietro.
Una mostra interessante che ci consente pure di scoprire come le persone abbiano riflettuto sulla vita e sulla morte attraverso le varie epoche, e abbiano tentato di raffigurare quest’ultima attraverso la pittura, la scultura, la musica, la pubblicità, l’oggettistica, lasciandoci una testimonianza delle preoccupazioni sentite nei vari momenti storici, compreso il nostro.

15.06.2015 – Il Docupass

Presentazione della cartella previdenziale Docupass da parte di due assistenti sociali di Pro Senectute. La cartella contiene la traccia per allestire le direttive del paziente, le disposizioni in caso di morte, il mandato precauzionale, nonché una tessera previdenziale.
Inoltre vien presentata una piccola guida alla stesura del testamento, elaborata dallo stesso ente. Al tutto fa seguito una vivace discussione sui punti che ci toccano particolarmente.

18.05.2015 – Un viaggio virtuale

Condivisione sui viaggi virtuali ideati da ognuna, risp. su una passeggiata meditativa realmente effettuata, partendo dallo stimolo fornito durante l’incontro precedente dal filmato La luce dell’ombra di Giosanna Crivelli (v. sotto).
Segue una discussione sui possibili progetti che ciascuna vorrebbe ancora realizzare in questa ultima fase di vita e/o sulla cosa importante che va assolutamente ancora fatta.

20.04.2015 – Film La luce dell’ombra

Visionamento de La luce dell’ombra della fotografa Giosanna Crivelli e scambio sulle prime impressioni, come pure riguardo a una serie di domande di approfondimento elencate su una scheda.
Segue un momento meditativo di visualizzazione di un "viaggio" a misura di ognuna di noi. Da esso emergono la consapevolezza di non voler sprecare il tempo che ci resta e il desiderio di non rimandare decisioni e progetti, di osare a fare ciò che desideriamo ("i sogni nel cassetto fanno la muffa!"), nonché di godere ogniqualvolta ci si presenti l’opportunità. Emerge pure, come un possibile progetto, l’idea di scrivere un’autobiografia: sia come prassi di cura di sé; sia come testimonianza del nostro vissuto in un’epoca che ha conosciuto profondi stravolgimenti; sia come dono ai famigliari, ai nipoti in particolare. Ed emerge l’idea di fare un viaggio virtuale alla ricerca di risposte per questa nostra stagione di vita.

06.03.2015 – Le cose importanti

Scambio su ciò che ci è importante riguardo alla fine della nostra vita, con approfondimento dei vari aspetti del commiato e, in particolare, riguardo alle necessarie scelte quanto alle disposizioni da prendere, alle modalità della morte (come, con chi accanto?), a un possibile cerimoniale. Emerge anche il desiderio di far ordine (dentro di sé, come pure in casa) e di ridurre e semplificare tutto per sentirsi più tranquille e serene.

09.02.2015 – Temi

Primo approccio ai temi che vorremmo trattare durante gli incontri e primo sondaggio di possibili approfondimenti.

 

2014

05.12.2014 – Noi e la morte

Riflessione sul tema della morte in generale e sulle esperienze fatte sia da ragazze che da adulte di fronte alla morte di persone care. La discussione è facilitata dall'impiego di una serie di belle fotografie che ci consentono di esprimerci anche quando fatichiamo a trovare le parole.